Dietro le quinte di ‘U Criscenti con Carla Barbanti

Cosa c’è dietro l’organizzazione degli orti urbani di Viale San Teodoro a Librino e delle “Feste degli orti” che si svolgono periodicamente (l’ultima della stagione il 13 luglio)? A raccontarcelo è Carla Barbanti, ingegnera esperta di urbanistica, cooperativismo e progetti di pianificazione territoriale, che in qualità di professionista esterna collabora al progetto “U Criscenti: orti urbani per coltivare comunità”, insieme a Giuliana Gianino com Talita Kum, Laura Saja e a Giulia Lidestri dell’Università di Catania. “Ho cercato, attraverso le interviste fatte agli ortolani, di cogliere le loro impressioni, di sintetizzare i punti sui quali lavorare per mettere insieme le persone e questo gruppo di lavoro e capire cosa fare e come farlo” ci spiega lei.

Un lavoro complesso, come racconta lei stessa: Fare le cose insieme alle persone non è mai facile, scegliere insieme non è mai semplicesi tratta di un percorso lungo e complicato. La cosa bella è che ci sono persone con esperienze di vita differenti, competenze, materie diverse, ma che messe insieme, anche in progetti di questo tipo producono un gran lavoro”.

Il segreto: persone diverse che fanno squadra 

Non sono mancate e non mancano le difficoltà, come ci racconta ancora Barbanti. “È chiaro che in progetti di questo tipo, quando si tratta di coinvolgere le persone per avere procura rispetto agli spazi comuni della nostra città, una cosa che spesso rappresenta un limite è la sfiducia. Tante persone sono state spesso illuse da grandi promesse. È perciò chiaro che quando si propone un lavoro di squadra, di gruppo, le persone dicono: ‘Perché lo devo fare? Perché devo sistemare questo pezzo di area comune, di area pubblica, se l’altro non lo fa?’ Riuscire quindi a trovare un compromesso, una dimensione di agire comune in queste attività è la cosa più bella, la più difficile, ma che dà più soddisfazioni. È questo che rende eventi come le Feste degli orti, nella loro semplicità, così piene di realtà e di così tante energie per riuscire a organizzare, a coordinare un gruppo di persone che non si conoscono. È vero che qui tanti gestiscono gli orti e sono vicini di casa, ma il lavoro che stiamo cercando di fare è anche quella di metterle insieme per conoscersi, avere degli scambi e dei confronti sui problemi che si vivono, capire insieme come risolverli è sicuramente un percorso lento che richiede tempo, tante energie, ma che alla fine offre tante soddisfazioni perché non ti senti più solo, perché i  problemi che vivi tu li stanno vivendo anche altre persone e soprattutto perché le cose insieme si possono risolvere o comunque, trovare un modo per affrontare le problematiche, anche avendo momenti di socialità, stare insieme facendo cose”.

Facendo insieme le cose, vinciamo la sfiducia

Ma qual è stata la sfida più grande in questi mesi?  Rapportarsi con gli ortolani o con l’organizzazione difficile del progetto?

 “La sfida più grande è stata quella di ricevere fiducia dagli ortolani. I primi tempi abbiamo avvertito un po’ di diffidenza ed è stato dunque necessario costruire un rapporto di fiducia con loro dimostrando che non volevamo approfittare di qualcosa, ma essere di supporto in modo che potessero veramente mettersi insieme e migliorare gli orti, la loro gestione, la loro vivibilità. Un’altra grande sfida è stata quella di cercare di andare avanti con questo progetto nonostante tutte le difficoltà che ci sono, anche nell’organizzazione di diverse associazioni che hanno diversi compiti e prevedono attività diverse, che vanno dalla musica a chi collabora per sistemare le aree comuni, ai giochi per i bambini, cercando di metterle insieme, ragionando in altri termini e cioè che in quel momento, l’attività è funzionale a creare aggregazione, a fare gruppo. Mettere insieme le persone non è un’attività a sé stante. Anche questa è una cosa che abbiamo costruito lavorando insieme”.

E a proposito di fiducia, qualcosa è cambiato, come ci spiega ancora Barbanti: A poco a poco abbiamo assistito ad una partecipazione sempre crescente da parte degli ortolani. Forse iniziano a credere che mettendosi insieme e facendo sentire la propria voce si può fare qualcosa. Credo sia un piccolo risultato che abbiamo raggiunto”.

Il Comune deve fare la sua parte

Non tutto però dipende da loro, una grande parte di responsabilità è del Comune. “Esiste- continua Barbanti- una distinzione fra i problemi che possiamo risolvere noi e quelli che può risolvere l’amministrazione. I problemi strutturali come i muretti che crollano, gli orti abbandonati, la mancanza di manutenzione e gestione degli stessi, un problema di accesso che in molti lamentano. Un mezzo di soccorso non può passare a causa della vegetazione spontanea. Noi possiamo sistemare qualcosa, ma non risolvere tutto. Il Comune dovrà fare non una piccola, ma una grande parte, assumendosi davvero la responsabilità rispetto ad un’ area comune pubblica. Una volta capito cosa può fare l’amministrazione, capiremo cosa potremmo fare noi, sul breve, medio e lungo periodo”.

Cosa accadrà alla fine del progetto

Cosa si aspetta alla fine del progetto?  Che cosa accadrà e cosa ci guadagneranno tutti alla fine?

Mi aspetto che questo lavoro continui ben oltre la scadenza formale con un ingaggio di persone sempre più in crescita e in termini operativi; mi aspetto che da un lato si costruisca qualcosa, offrendo un segno tangibile che qualcosa sta accadendo, quindi progettare, mentre fai piccole cose per dimostrare che ci sei e che fai. Una cosa che mi aspetto e che spero, è la costruzione di una piccola progettualità, che questo progetto non finisca con la scadenza ufficiale, ma che alla fine di “’U Criscenti” nasca sia un nuovo progetto insieme a chi cura gli orti”.

William Grifò