Il glorioso Boxing team Catania Ring. Passione e riscatto

Lo sport come metafora di passione e salvezza, nonostante tutto. Questa è la lezione più grande del Boxing team Catania Ring, l’associazione pugilistica con sede al Palanitta, in viale Nitta a Librino, che ogni giorno regala la possibilità a molti ragazzi di scegliere un’altra vita, grazie alla nobile arte della boxe.

Una storia che parte da lontano e tutta in famiglia, come ci racconta Adriana Donini, presidente dell’associazione, figlia di Aroldo Donini e moglie di Antonino Maccarrone, entrambi tecnici all’interno della struttura.

L’associazione nasce nel lontano 1996, creata da mio padre, il quale prima insegnava e poi si è dovuto ritirare. Ma la passione era talmente forte che ha continuato diventando prima aspirante insegnante, poi tecnico e oggi è Maestro Benemerito. Prima erano titolari di una palestra privata in Corso Indipendenza, poi, quando il Palanitta ha aperto i battenti, nel 1997, hanno fatto la domanda per un posto, ottenendolo”.

Una storia tutta in famiglia

La Boxing Team Catania Ring è aperta dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 21 (anche se prima della pandemia rimanevano aperti fino alle 23,00). I bambini si allenano dalle 17 alle 18 poi tocca agli adulti.  Tre volte a settimana c’è l’attività dedicata agli amatori, ma anche agli agonisti. Invece il martedì e il giovedì sono interamente dedicati all’attività agonistica. La mattina (ma anche il pomeriggio), i locali dell’associazione ospitano lezioni di zumba.

 “L’età minima qui dentro è di sei anni, quella massima settanta. – continua Donini- Abbiamo anche “Nonna zumba” che ha 75 anni. Se stanno bene, ben venga”.

La boxe, una passione senza età

E non mancano le soddisfazioni:Con la boxe abbiamo partecipato a livello regionale, nazionale e mondiale con la rappresentanza della Nazionale italiana. Abbiamo puntato su Lucia Ayari, che ha combattuto i regionali italiani, poi con la Federazione ha partecipato a diversi titoli internazionali, e in più, l’anno scorso ha partecipato ai Mondiali portando a casa un bronzo, e agli Europei 2018 e 2019 ha vinto un argento e un bronzo, a livello internazionale con i dilettanti. Un altro ragazzo del quartiere, Simone Buremi, ha guadagnato diversi titoli nazionali e internazionali e oggi abbiamo all’attivo pugili che due settimane fa sono passati da dilettanti a professionisti”.

Ma cosa si prova e quali sono i riscontri ottenuti partecipando a questi tornei?

“Orgogliosi di quello che hanno portato i ragazzi, riscatto sociale anche per il quartiere, perché non è facile. Sono riusciti a raggiungere degli obiettivi che neanche loro pensavano di raggiungere”.

E poi ci sono le storie individuali. Come quelle di Lucia Ayari e Leonardo Bayrami (raccontate anche dal settimanale “L’Espresso”, qualche settimana fa). Lei vive in una comunità e allena i bambini dell’associazione, oltre che sé stessa. Qualche tempo fa, è stata vittima di un incidente in motorino riportando una frattura di tibia e perone, bloccando la sua carriera. Tutti dicevano che sarebbe dovuta stare lontana dal ring per un anno, ma grazie alla sua forza di volontà, alla sua determinazione, alla terapia, all’allenamento e alle cure del dottor Pietro Tamburo, il medico che segue tutti gli atleti dell’associazione, è tornata dopo appena sei mesi.

A Leonardo, la Boxing team ha cambiato la vita. E a questo proposito c’è un episodio che Adriana Donini racconta e che colpisce molto: “Un suo amico viene arrestato, finendo sulle pagine della cronaca. Leonardo arriva in palestra con il giornale e rivolgendosi a mio padre gli dice: “Guarda Mister, lui è sulla cronaca, io sono sulle pagine sportive. Se non era per voi, a quest’ora c’ero anch’io sulla cronaca”. Questa cos’è per noi? Un’altra vittoria”. Oggi ha una figlia e quando non si allena in palestra lavora per una ditta di trasporti, uno dei due sponsor che li finanziano quando organizzano gli eventi di pugilato.

I genitori di Simone Buremi, invece, hanno condotto il figlio per la prima volta in palestra a sei anni per evitare di lasciarlo alle prese con il Viale Grimaldi; oggi Simone ha realizzato il suo sogno di diventare pugile professionista, portando per quattro volte il titolo italiano e da dilettante è stato premiato come miglior pugile.

Non ci sono solo italiani, però, tra i frequentatori della Boxing Team Catania Ring. Come Jeffrey, uno dei tanti immigrati arrivati in Sicilia con i barconi. Prima viveva in un centro d’accoglienza al centro di Catania, arrivava con l’autobus e se il servizio non era disponibile, anche a piedi, per poi essere riaccompagnato a casa dai ragazzi della palestra, fino a quando, uno di quest’ultimi non gli ha regalato una bicicletta con la quale spostarsi comodamente. Poi, grazie ad alcuni lavori, è riuscito a comprarsi un monopattino, col quale continua a venire anche oggi che vive in un altro centro d’accoglienza all’altezza di Nesima. Lavora nel capo dell’edilizia, e quando finisce i pesanti turni di lavoro viene in palestra ad allenarsi, prima di rientrare a casa.

E il concetto di riscatto trapela anche dalle parole del Mister Antonino Maccarrone, il marito di Adriana Donini: “A Librino non c’è solo la criminalità, ma anche del buono e quello che cerchiamo di far fare ai ragazzi è di distinguersi e affermarsi attraverso lo sport”.

Riscatto attraverso lo sport

L’ufficio nel quale intervisto Adriana Donini è pieno di coppe. “Le hanno vinte le ragazzine del nostro gruppo di danza” mi racconta. “Prima della pandemia svolgevamo anche attività di danze latino-americane a livello agonistico. Abbiamo partecipato a diversi campionati a livello regionale e tre di loro si sono qualificate sul podio, dal terzo al primo posto in diverse competizioni. Dopo abbiamo deciso a malincuore di chiudere il corso di danza per bambini. Il virus ha spaventato un po’ tutti”.

Nonostante questo, però, il Covid non ha fermato l’attività pugilistica dell’associazione. Durante il primo lockdown gli allenamenti sono continuati online, per la gioia entusiasta dei bambini (ai quali Donini non ripete altro che ‘lo studio viene prima dello sport’) e quando finalmente le palestre hanno potuto riaprire i battenti, ma solo per le attività agonistiche, le porte si sono riaperte per appena sei persone.

Neanche la pandemia ha fermato le attività

Quali sono gli obiettivi e cosa vi aspettate nel futuro del Boxing Team Catania Ring?

“Che Lucia riesca a partecipare alle Olimpiadi. Si sta preparando ai campionati italiani che si terranno a Torino e se porterà la medaglia d’oro ci saranno le diverse convocazioni per vedere se potrà partecipare alle Olimpiadi”.

Ma in sintesi, cosa ci vuole per fare pugilato?

“Oltre a un buon fisico e a un certificato medico, ci vogliono un forte carattere, forza di volontà, passione, determinazione, voglia di riscatto e tanto cuore”.

William Grifò